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Stanchezza ultima trincea

Osservo una persona che mi è molto cara. Non più giovane, ma in buona salute. Una persona che ha lavorato per tutta la vita, cresciuto figli e che adesso potrebbe godersi una pensione guadagnata fino all’ultimo euro, una casa sudata fino all’ultimo centimetro quadrato.

E la vedo ancora imprigionata in un’antica dinamica, un astuto sistema – dev’essere astuto per passare sotto il naso della coscienza senza che questa se ne avveda – per raggiungere uno scopo che in sé, alla luce della consapevolezza, sarebbe inaccettabile.

Il suo scopo, il suo bisogno, è allentare il controllo. È, finalmente, ridurre lo sforzo necessario a organizzare, a prevedere, a fare fronte, a rimediare, a soddisfare le richieste degli altri. Ad alleggerire la fatica di vivere.

Ma non può dirselo. Non può ammettere di averne bisogno, perché quella fatica, oggi che è una persona anziana e più fragile, è diventata insostenibile. Sarebbe come ammettere di invecchiare, e anche affrontare i vuoti, le soste, i silenzi delle giornate.

E allora che cosa fa? Non si risparmia, si impegna in attività continue e faticose (aiutata in questo da altri che non cessano di chiederle aiuto) fino a superare la sua soglia critica di stanchezza. A questo punto il gioco è fatto, l’obiettivo è raggiunto, perché il controllo lo perde, e lo perde – può dire a se stessa – per ragioni di forza maggiore, per cause indipendenti dalla sua volontà.

Potrebbe quasi sentirsi soddisfatta dello scopo raggiunto, se lo sfinimento che la costringe a fermarsi non avesse l’aspetto inquietante dei vuoti di memoria, della ripetizione di cose già dette, delle dimenticanze, dell’incapacità di fare anche le cose più semplici. Effetti “collaterali” che a loro volta alimentano paura e ansia.

Una parte di queste cose è probabilmente il frutto amaro della vecchiaia. Una parte no, è il prodotto di una dinamica oggi diventata pericolosa. La vecchiaia si può soltanto accettare; sui nostri bisogni che non riusciamo a soddisfare se non attraverso funambolici escamotage per eludere la coscienza, invece, si può lavorare.

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