Mentoring

telemaco-mentoreLa parola “mentoring” deriva da Mentore, il personaggio dell’Odissea a cui Ulisse, in partenza per la guerra di Troia, affida il figlio Telemaco. È una relazione d’aiuto in cui confluiscono le mie competenze di coaching, counseling e la mia esperienza di vita: in cui metto in gioco interamente me stesso. La propongo ad adolescenti e adulti: a chiunque avverta il bisogno di ritrovare senso, direzione ed equilibrio nella propria vita. Aiutare una persona in questo, per me, non significa dare risposta alle sue domande, ma porre le domande giuste affinché lei possa trovare le sue risposte, con i suoi tempi. Non mi aspetto nulla né somministro giudizi.

Il mentoring, a differenza del coaching, non è orientato a un obiettivo o a un compito, ma alla relazione. David Stoddard, autore di The heart of mentoring (NavPress, 2009) spiega che “Il cuore del mentoring è aiutare le persone a raggiungere il loro pieno potenziale nella vita, non soltanto insegnare loro come svolgere un compito nel modo giusto, assumersi le responsabilità di una posizione o acquisire conoscenze”. Il mentoring “implica l’aiutare gli altri a scoprire e coltivare le loro passioni, a riconoscere e affrontare il dolore e stabilire le priorità“.

Stoddard mette in evidenza alcuni presupposti cruciali che condivido pienamente e ispirano il lavoro sul campo con i miei partner:

  • Lavoro e vita privata sono riflessi del nostro modo unico di essere. “Non possiamo separare le nostre vite professionali dalle nostre vite private: se le seconde soffrono, condizioneranno le prime e viceversa”.
  • “Il mentoring è un processo, non un programma o un progetto”.
  • La relazione fra mentore e partner è paritaria. “Anche se le esperienze, il saper fare e le conoscenze del mentore e del suo partner possono essere molto diverse, la migliore relazione di mentoring risulta quando i partecipanti si vedono uguali o partner che lavorano a un obiettivo comune: la crescita personale”.