L’uomo è un modello full-optional

Si parla tanto dello stupore dei bambini – che gli adulti, si dice, dovrebbero riscoprire – da mettere in ombra un altro stupore: quello degli adulti verso i bambini nel vederli crescere e apprendere.

I bambini si stupiscono del mondo, noi adulti ci stupiamo di loro. Di quello che erano e che sono diventati, o meglio, di quello che sono diventati proprio perché ricordiamo il punto di partenza. Dovremmo mantenere vivo anche il ricordo di questo stupore, dello stupore che proviamo quando osserviamo crescere un bambino.

Sono due stupori diversi. Quello del bambino sorge dalla novità, dalla meraviglia per il mondo che vede per la prima volta. L’altro nasce dalla smentita di un costrutto che si forma agli albori della vita dei nostri figli e sembra inoppugnabile: non impareranno mai a camminare, a mangiare, a parlare. Tutto questo, all’inizio, sembra impossibile. Poi invece i bambini apprendono tutto, da soli, e mentre li osserviamo a bocca aperta ci viene da piangere.

Siamo stupiti che la creatura un po’ ripugnante che ci mettono in braccio dopo la nascita possa diventare come noi e, quindi, abbia già in sé l’intera l’attrezzatura, tutte le competenze che servono per diventarlo.

Ci stupiamo, in altre parole, per quello che Carl Rogers ha sintetizzato in una frase celebre, e cioè che “quel che siamo è sufficiente se soltanto riusciamo a esserlo”.

Quel che siamo è sufficiente.

Oggi, nella stagione dell’ultra-personalizzazione potremmo dire che gli esseri umani sono modelli full-optional, vengono alla luce con un equipaggiamento completo incorporato. E noi, con le nostre ambizioni formative, le paure, le ansie, le frustrazioni e le aspettative che hanno già devastato la nostra vita, faremmo bene a impicciarci il meno possibile del loro apprendistato come esseri umani e il più possibile del nostro.

Almeno questo è quanto io prometto a mio figlio, che oggi compie un anno e una settimana fa qualcosa gli ha suggerito di essere pronto per camminare e l’ha fatto, senza capire perché di colpo fossimo tutti così rumorosi (e, anzi, spaventandosi un po’).

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