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Non chiedere aiuto, fingere di chiederlo e chiederlo davvero

È incredibile il livello di sofferenza che riusciamo a sopportare prima di chiedere aiuto a qualcuno. Siamo portati a integrare un piccolo disagio in più ogni giorno senza problematizzarlo, senza chiedercene la ragione, lo facciamo e basta, praticamente senza accorgercene.

E possono passare anni, decenni prima che, disagio su disagio, la nostra disfunzionalità raggiunga un grado tale da trasformare la nostra vita in un’area nuclearizzata, disseminata di resti fumanti di relazioni affettive e chance di successo professionale, ambizioni e speranze.

Poi ci sono le persone che invece chiedono aiuto (a un medico, a uno psicoterapeuta, a un counselor, a uno psichiatra), spinti dalla fede nella taumaturgia degli specialisti. Con l’aspettativa che un professionista sia in grado di entrare nel loro corpo e nella loro anima come un abile meccanico, sostituire il pezzo guasto e rimandarli a casa resilienti e felici.

Lontanissimi dal pensare che, soprattutto un counselor o uno psicoterapeuta, quale che sia il livello di abilità, possano spingersi soltanto fino a dove il cliente/paziente è disposto ad andare. E non un centimetro più avanti, senza una sua profonda collaborazione.

Infine ci sono le persone che vogliono davvero stare meglio. Che vogliono capire perché il loro benessere, il loro equilibrio, la loro capacità di fare fronte alla vita siano compromessi. Vogliono stare meglio anche al costo di mettere in gioco bisogni ed emozioni. Loro possono farcela.

2 risposte su “Non chiedere aiuto, fingere di chiederlo e chiederlo davvero”

Riflessione profonda che condivido.
Bisogna essere disposti ad attraversare il peggio per poter iniziare a stare bene. E avere al proprio fianco un professionista competente in questo cammino lo rende più breve e meno devastante.

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