Le basi del counseling rogersiano

Carl Rogers non è stato il primo a utilizzare il termine “counseling”, ma è sicuramente il padre del counseling contemporaneo e le sue idee sono alla base di gran parte dei numerosi indirizzi in cui oggi viene insegnato e praticato.

«L’approccio centrato sulla persona ha le sue basi in una FIDUCIA fondamentale negli esseri umani», scrive Rogers in “Un modo di essere” (1980). Fiducia che in essi operi in ogni momento «una tendenza naturale verso uno sviluppo più complesso e completo». Ma questa spinta intrinseca a tutti gli organismi viventi, che Rogers definisce «TENDENZA ATTUALIZZANTE», può essere «contrastata o pervertita» nel corso della vita. «Vi sono tre condizioni che devono essere presenti affinché si stabilisca un clima che determini la crescita» di un essere umano, spiega Rogers.

Applicando questa impostazione al counseling, la prima di queste condizioni è la «genuinità, autenticità, o CONGRUENZA» del counselor. «Quanto più il terapista [o il counselor] è se stesso (o se stessa) nella relazione, non erigendo alcuna barriera professionale o facciata personale, tanto più grande è la probabilità che il cliente si trasformerà e svilupperà in maniera positiva».

La seconda condizione è la «CONSIDERAZIONE POSITIVA INCONDIZIONATA». Rogers spiega che «quando il terapista [o il counselor] sperimenta un atteggiamento positivo, accettante verso qualunque cosa il cliente è in quel momento, un movimento terapeutico o cambiamento ha maggiori possibilità di accadere».

Il terzo atteggiamento facilitante è la «COMPRENSIONE EMPATICA». Questo significa che il terapista [o il counselor] percepisce accuratamente i sentimenti e i significati personali che il cliente sta sperimentando, e comunica questa comprensione al cliente».