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Counseling, l’arte di dare un nome alle cose dell’anima

Pochi sanno che cosa sia il counseling e il motivo della sua faticosa penetrazione nella quotidianità degli italiani ha origine anzitutto nel nome: una parola straniera sfigata, appartenente al novero dei termini intraducibili.

Come sport, ad esempio. Solo che quando dici “sport” ti capiscono anche i nonni con la terza elementare, quando dici “counseling” chiunque ti risponderà “canse che?”. Oppure tradirà la sofferenza di chi farebbe di tutto per dirti che sa di che cosa parli, ma non può neanche fingerlo.

Anche spiegare che cos’è il counseling, dopo avere fatto pace con la grafia e la pronuncia della parola (che pure sono controverse perché negli States lo scrivono con una elle, in Gran Bretagna con due), non è facile.

Ma in questo caso non è colpa sua, ma dell’anima, perché nell’anima è difficile distinguere – se mi permettete un acrobatico parallelo con la medicina – un malanno di stagione da un’emorragia interna: un counselor dev’essere capace di farlo (anche se può farsi carico soltanto del primo). E il modo in cui il counseling affronta i malanni delle stagioni della vita ha un tocco così leggero ed elegante da sembrare magico.

C’è la stagione in cui siamo arrabbiati per qualcosa e non vogliamo ammetterlo, siamo tristi e non ci permettiamo di riconoscerlo, proviamo malinconia e nostalgia, ci sentiamo egoisti, in colpa, coviamo risentimento e desiderio di rivalsa, siamo disperati e feriti, ma rifiutiamo di vivere sentimenti ed emozioni come questi perché fanno male. Il risultato è che stiamo sempre peggio, qualche volta fino al punto da chiedere aiuto a qualcuno.

A volte, molte volte, per aiutare il suo cliente a superare un malanno di stagione, al counselor basta pronunciarne il nome, la parola che il cliente non riesce a dirsi. Non è rabbia, questa? Non sono risentimento, o nostalgia, o tristezza, o solitudine le cose che senti? Sembra una magia, ma quando qualcuno riconosce qualcosa di noi che abbiamo paura di vedere, ce ne libera.

A volte, molte volte, basta un nome. E se qualcuno dovesse chiedervi che cos’è il counseling, potete dirgli che è l’arte di dare un nome alle cose dell’anima. Non è una spiegazione più efficace delle altre, ma il figurone è assicurato.