Chi ascolta è una levatrice

A volte, che un pensiero o uno stato d’animo diventino consapevoli (dare il nome a un’emozione) è un bisogno molto forte, così acuto da dare malessere. Un malessere tanto maggiore quanto più intensa è la resistenza a prenderne coscienza.

Pensieri ed emozioni non riconosciute (non nominate) danno meno disagio se si trovano sepolte profondamente nella nostra zona cieca.

Ma tanto più si avvicinano alla consapevolezza, tanto maggiori sono il bisogno che vengano alla luce e il malessere o la tensione collegati.

Diventare consapevoli è come un parto, una gestazione.

Finché il feto è piccolo e sprofondato nel ventre della madre, non fa alcun male, non genera malesseri importanti, nausea a parte, che però cessa normalmente dopo le prime settimane (e non è avvertita da tutte le donne).

Quanto più il feto cresce, maggiori le tensioni e i dolori. Poi c’è il parto, il momento in cui il bambino viene alla luce, il più doloroso.

Chi decide di ascoltare l’altro che ha un problema è come una levatrice, agisce come un’ostetrica.

È curioso che “levatrice”, in francese, si dica “sage-femme”, donna saggia.

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