Business Coaching

Il mio approccio: Business Coaching e Counseling in sinergia

Quando un’organizzazione decide di investire su una persona, offrendole un percorso di coaching, mira a cambiarne atteggiamenti e comportamenti in modo funzionale ad aumentare

  1. la sua efficacia nel breve periodo;
  2. il suo empowerment complessivo nel medio e lungo periodo, anche nell’eventualità di un passaggio futuro di ruolo e responsabilità.

Il presupposto del mio modo d’intendere e praticare il coaching è che l’efficacia di un manager dipenda soprattutto dalla rimozione degli ostacoli che limitano il pieno utilizzo del suo potenziale. “Le origini del miglior coaching” scrive John Whitmore, universalmente riconosciuto come il padre del coaching, “stanno tutti nell’eliminare i nostri ostacoli interni ed estrarre da un giacimento non ancora sfruttato le ricchezze latenti all’interno di ciascun essere umano”. Un principio che Whitmore riassume così: “Rimuovi i blocchi, e il potenziale emerge”.

Per spiegarlo con un’analogia nello sport, si può pensare a un tennista con prestazioni che lasciano intravvedere un potenziale inespresso ma, anche, movimenti che limitano l’efficacia della sua azione in campo. Di fronte a una situazione del genere sono possibili due strategie.

  1. La prima è allenare l’atleta a eseguire i movimenti corretti, facendoglieli ripetere il maggior numero possibile di volte;
  2. La seconda è, nel corso dell’allenamento, prendere coscienza di quei movimenti e dei loro effetti sul gioco, con l’obiettivo di modificarli.

Questa consapevolezza è il presupposto indispensabile dell’abbandono dei movimenti ostacolanti e dell’elaborazione di strategie personali più efficaci in vista di un obiettivo, come ottenere la traiettoria, l’effetto e la potenza desiderati. Soltanto in presenza di questa consapevolezza l’allenamento acquista la massima efficacia e i cambiamenti sono definitivi. Per questo Timothy Gallwey, nel libro diventato la pietra miliare del coaching, Il gioco interiore nel tennis, scrive: “Più ogni azione è compiuta in modo consapevole, più s’impara naturalmente la tecnica migliore”.

Nel mio approccio, quindi, impiego entrambe le strategie descritte e antepongo sempre un lavoro sulla consapevolezza all’allenamento vero e proprio. Un approccio che consente all’atleta o – fuor di metafora – al manager, di interiorizzare un metodo di auto-miglioramento applicabile a se stesso per raggiungere livelli di eccellenza via via più elevati.

Per facilitare una persona nel prendere coscienza degli atteggiamenti e delle convinzioni che limitano l’efficacia delle sue strategie e dei suoi comportamenti, con l’obiettivo di cambiarli, sono indispensabili abilità di counseling: per questo il mio è un intervento integrato di counseling e coaching.