Follow the needs

Viene attribuita a Giovanni Falcone una delle più efficaci innovazioni nella lotta alla mafia degli ultimi trent’anni, riassunta dalla parola d’ordine: “Follow the money”. Segui la pista dei soldi, le tracce lasciate da operazioni finanziarie, compravendite e maneggi affini, e troverai chi muove i fili di un’organizzazione criminale.

L’espressione mi è tornata in mente qualche giorno fa, durante una lezione agli allievi di counseling all’Istituto dell’approccio centrato sulla persona, dedicata ad Abraham Maslow (nella foto) e alla sua celebre piramide dei bisogni.

Il counseling – come il coaching, il mentoring e altre relazioni d’aiuto – è un’arte, prima che un mestiere, e questo lo rende più difficile da capire, da insegnare e, ahinoi, da imparare. È un’arte perché ogni colloquio, ogni scambio di parole e rimandi, di sguardi, è irripetibile e frutto di un’interazione creativa fra due persone, è improvvisazione ancorata all’esperienza dell’anima. “Quando sono in grado di rilassarmi e di essere vicino al nucleo trascendentale che è in me, allora posso comportarmi in modi strani e impulsivi nella relazione, modi che non potrei giustificare razionalmente, che non hanno niente a che fare con i miei processi di pensiero”, per dirlo con Carl Rogers (Un modo di essere, Martinelli, 1983).

Eppure anche l’arte di trovare la strada in un territorio impervio come l’anima umana ha la sua bussola, per il sollievo di chi intende accostarsi al counseling: sono i bisogni. Se riusciamo ad aiutare una persona a ripercorrere a ritroso – un passo alla volta e consapevolmente – comportamenti, pensieri ed emozioni fino al bisogno che li ha generati, la sua libertà (e il suo benessere, il suo potere personale, la conoscenza di sé, la lista è troppo lunga) aumenterà di un tacca.

Follow the needs, allora: risali ai bisogni. E non soltanto nel setting del counseling, ma sempre: in ogni momento della giornata noi stiamo cercando di soddisfare un nostro bisogno. Di nutrirci, di sentirci al sicuro, di essere accettati, stimati, amati e di amare, fare in modo che le nostre opere abbiano un senso per noi e lasciarci qualcosa di buono alle spalle. Quando ne diventiamo consapevoli, la nostra strada si illumina di una luce più vivida e compiamo scelte migliori (a proposito: vale anche per gli altri, è per questo che siamo uguali).

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