Appunti e spunti per un incontro intitolato “Esercizi di speranza: pratiche quotidiane di resistenza alla disillusione”

In Confessioni e diari, Franz Kafka scrive: “L’uomo non può vivere senza una perenne fiducia in qualcosa d’indistruttibile in sé, la qual cosa non esclude che, sia tale fiducia, sia quell’elemento indistruttibile, gli possano restare perennemente nascosti”.

In questa frase Kafka afferma tre cose: 1) che l’uomo non può vivere senza l’esercizio della fiducia, 2) che l’oggetto della fiducia è un elemento indistruttibile e 3) che l’uomo può essere inconsapevole sia della fiducia sia di ciò in cui è riposta.

Prima riflessione: l’uomo potrebbe essere inconsapevole della sua stessa fiducia (e del suo oggetto) per una forma di rimozione, mirata a evitare la sfida posta dalla fiducia, che lo espone alla minaccia della frustrazione, della delusione che a sua volta potrebbe spingerlo ad arroccarsi nel pessimismo, nel cinismo, nel disincanto. L’ottimismo è, al contrario, l’atteggiamento conseguente alla consapevolezza e all’accettazione della nostra spontanea fiducia, che lo nutre.

Seconda riflessione: la fiducia è una componente essenziale della vita umana. Ma anche della speranza: l’enciclopedia Treccani definisce la fiducia un “sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera”. Non si dà vita umana senza fiducia, non si dà speranza senza fiducia. Vale anche il contrario: si può essere fiduciosi senza sperare?

Esercizi e pratiche di speranza. Se la fiducia è condizione essenziale della vita umana ed è connaturata all’uomo, allora sembra improprio parlare di “esercitare” o allenare la fiducia o la speranza. Parrebbe più opportuno esprimersi in termini di ricerca – o anche di ricostruzione, ricostituzione – della fiducia e della speranza. Eventi tragici della vita, infatti, oppure una lunga serie di frustrazioni e delusioni possono minare la nostra naturale tendenza a fidarci e a sperare.

In questi casi può essere efficace, per ritrovare la fiducia e la speranza indebolite, porsi domande come queste:

1) Ci sono state occasioni in cui, di fronte a un ostacolo analogo (frustrazione, delusione, problema, etc.), l’ho superato? Come?

2) Che cosa o chi possono aiutarmi a superare un certo ostacolo (frustrazione, delusione, etc.)?

Porsi domande come queste e rispondervi con sincerità richiede una certa dose di coraggio, perché interrogarsi è il primo passo di un’azione costruttiva e mirata al cambiamento, implica la volontà di agire e cambiare. Con la consapevolezza che esercitare la fiducia e la speranza significa accettare l’inevitabile rischio della frustrazione e della delusione.

“Esercizi di speranza: pratiche quotidiane di resistenza alla disillusione”, Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona, Milano, 20 ottobre 2018.

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